La Traslazione di Mauro Falcioni

Traslazione

L’icona della traslazione angelica rappresenta la sintesi della storia artistica della città di Loreto e il punto di partenza della sua stessa esistenza. Il ritorno all’origine e il confronto con gli artisti che nei secoli si sono pronunciati su questo tema è stato per Mauro Falcioni un rendere omaggio alla città che ospita questa mostra e tutto il Festival.

Lo studio della tradizione pittorica lauretana è alla base di quest’opera inedita che cita nello sfondo i colori dell’iconografia classica, l’oro in particolare, e il concetto del “divino” che – come sole – interviene e sostanzia attraverso i suoi raggi. È questo un evidente richiamo alla luminosità paradisiaca di opere come “L’incoronazione della Vergine” di Beato Angelico, nella quale lo sfondo è pura luce irradiata, su cui si inserisce il soggetto sacro. A sua volta, opere come quelle dell’Angelico si richiamavano alla rappresentazione di Dio che Dante Alighieri ci offre nella Divina Commedia: Dio come pura luce che abbaglia e stordisce, un’esperienza tanto sconvolgente da non poterla descrivere e raccontare. Questa dimensione ultraterrena, molto presente in tutta la pittura medievale, grazie al fondo oro, e permanente in alcuni artisti già pienamente rinascimentali, come Beato Angelico e il nostro Crivelli, ritorna molto forte con la pittura e scultura barocca, anche grazie alle scoperte galileiane, che allargano il raggio della visione umana a una dimensione cosmica e universale. È di nuovo la luce, come presenza del divino, a dominare in dipinti e sculture. Pensiamo al Baciccio e al suo “Trionfo in nome di Gesù”, nell’omonima chiesa romana, o all’ “Estasi di Santa Teresa” del Bernini, nella quale i raggi divini in bronzo dorato diventano addirittura luminosità tangibile, proprio come nella Traslazione di Mauro Falcioni.

Sullo sfondo dorato vengono recuperati gli antichi motivi della “casa” e degli “angeli”: un recupero formale che viene investito di contenuti nuovi, declinati secondo la concezione e la sensibilità artistica del pittore. In alto la casa: è l’origine della storia e dell’anima della città e, allo stesso tempo, è la “dimora dell’anima”. È l’elemento che introduce alla riflessione artistica di Falcioni, che affonda le sue radici nella psicologia analitica di Jung. La casa nel sogno è un simbolo che guarda “l’interno” dell’uomo, come ci vediamo o come crediamo di essere e, allo stesso tempo, rappresenta l’esigenza di introspezione e di autoanalisi dell’essere umano.

E poi una moltitudine di gatti. Jung definisce come “Ombra” la parte inconscia della personalità umana, contraddistinta da inclinazioni e comportamenti – negativi e positivi – rimossi dall’Io cosciente. È la parte della psiche più controversa, comprende tutti quegli istinti che l’individuo tende a reprimere. Rappresenta tutto ciò che l’individuo rifiuta di riconoscere e che, allo stesso tempo, influisce sul suo comportamento, innescando sfumature caratteriali sgradevoli, tendenzialmente in contrasto con l’io cosciente dell’individuo. Nei sogni può manifestarsi sotto varie forme, tra cui quelle animali. E l’Ombra addomesticata di Mauro Falcioni prende le sembianze del gatto. Gli angeli che assumono quindi l’aspetto felino perché fuoriescono dalla sua interiorità e l’accompagnano sempre, sono parte di essa in tutte le sue manifestazioni. Gli angeli, custodi della Casa, vengono trasfigurati nelle “Ombre” dell’artista, custodi e compagne dell’esistenza umana. I quattordici gatti. Per dirla con le parole dell’artista: “Sette sarebbero stati troppo pochi, ventuno decisamente troppi”. Alcuni di loro sono reali e sono tutti i protagonisti dei lavori di Falcioni che, per la prima volta, in una speciale occasione, si incontrano nello stesso “Sogno di carta”.

Margherita Gallo

La Traslazione di Mauro Falcioni ultima modifica: 2015-09-20T22:00:52+00:00 da Mauro Falcioni
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